Quando ho iniziato a pensare a SudX, mi sono chiesta che cosa potesse portare una persona ad aprire l’app durante la giornata. Una notizia, certamente. Ma anche il desiderio di sapere che cosa succede nel proprio territorio, sfogliare un giornale, raccontare qualcosa o ritagliarsi qualche minuto di leggerezza.
Ho costruito il progetto intorno a queste possibilità, mettendo in relazione il patrimonio delle nove testate del gruppo Sud con modi diversi di leggere e partecipare.
Radar dà spazio alla vicinanza: le storie si incontrano territorio per territorio. La Bacheca apre una possibilità di dialogo, attraverso segnalazioni e contributi dei lettori. Edicola Sud porta nell’app il piacere di sfogliare le pubblicazioni cartacee. E poi c’è Relax, con 20 giochi: perché anche una pausa può trovare posto in un progetto dedicato all’informazione.
Podcast, dossier e pamphlet aggiungono altre occasioni per ascoltare e approfondire. Mi interessa questa varietà perché le nostre giornate hanno ritmi differenti, e un’esperienza digitale dovrebbe saperli accogliere.
Nel progettare SudX ho unito sviluppo, comunicazione e grafica, utilizzando anche l’intelligenza artificiale nel percorso di ricerca visiva. Prove, valutazioni e scelte restano parte del mio lavoro: è lo stesso approccio consapevole che porto nella formazione.
La X del nome rappresenta anche questo spazio aperto alle possibilità. SudX è il mio modo di tradurre un’idea di comunicazione in gesti concreti: trovare una storia vicina, scoprire una prospettiva diversa, far arrivare la propria voce. E avere un motivo per tornare.



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